30/11/2011

UN SITO CHE BEFFA LA PRIVACY

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cryptome-01.jpgDa alcuni giorni è nato un nuovo servizio, si chiama  Cryptome, sito che assomiglia a  WikiLeaks. Il nuovo sito ha pubblicato numerosi documenti riservatii quali possono essere usati dalle forze dell’ordine nel’ambito delle indagini giudiziarie. La polizia per esempio potrà ottenere in modo più flessibile dati personali della gente e anche indagare sulla sua vita privata tramite Facebook, per dirne una.

In questo sito c'è proprio tutto, per chi conosce l'inglese sarà un divertimento imparare a spiare il prossimo o a farsi una cultura sulle cose che ci nascondono i grandi della Terra. Ci sono comunque anche notizie importanti da sapere e di cui i giornali non parlano perché non farebbero notizia, secondo qualcuno. Ma continuiamo, per quanto riguarda la privacy: sono presenti anche procedure dettagliate come estrarre dati da PC e telefonini e informazioni sui tempi di conservazione dei log da parte di aziende come Microsoft, Blizzard e AOL. Insomma, si tratta in pratica di manuali e linee guida su come recuperare IP, ID e quant’altro serve per ottenere informazioni riservate di chiunque. Questi documenti strettamente confidenziali sono al momento consultabili e scaricabili da tutti nel nuovo portale:  Cryptome.  Ma dove è finita la privacy ? Gente qui va a finire che ci contano anche quanti capelli abbiamo in testa!

Per gli utenti di Facebook abbiamo facebook-spy3.pdf in cui troviamo informazioni sulla policy perseguita dal social network contro l’uso di false identità nonché informazioni dettagliate su come rintracciare un utente sapendo o il nome, o l’indirizzo e-mail o l’ID di qualcuno. Facebook evita persino di disabilitare gli  account segnalati dalla polizia in modo da non compromettere operazioni giudiziarie. I dati che Facebook sarebbe pronto a fornire agli investigatori includono indirizzo email, data e ore delle creazione dell’account, log recenti, numero di cellulare e status. In coda al documento è presente quindi un modulo di richiesta informazioni destinato agli informatori. Il dubbio è questo punto che qualche malintenzionato in Rete potrebbe sotto falsa identità utilizzare questo modulo divenuto ormai pubblico per riuscire a farsi consegnare da Facebook dati sensibili relativi agli utenti. Il fatto cari amici è che oggi in internet possiamo inventarci un’identità fittizia in cinque minuti, addirittura e non per assurdo traendo ispirazione dal sito Cryptome !

                                                Gabriele Franco Ficco                     

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